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IL PIEDE PIATTO: MA E' PROPRIO UNA PATOLOGIA DA TRATTARE ?

Cerchiamo di chiarire alcuni concetti parlando di “piede piatto”

 

Incominciamo a “smontare” un luogo comune: il termine piede piatto non significa assolutamente nulla.

Non è l’identificazione di una patologia ma la descrizione di un aspetto.

In campo scientifico è privo di qualsiasi significato, in terminologia “spicciola” dovrebbe descrivere una sorta di malattia che sarebbe un misto di struttura (l’arcata plantare appunto) e funzione (camminare) e tutto ciò dovrebbe avere una forte implicazione che la patologia sia collegata al piano longitudinale del piede laddove in realtà è un problema di geometria solida.

La terminologia è comunque difficile da inquadrare e dalla letteratura scientifica su questo argomento non emerge un chiaro consenso e uniformità.

Con il termine “valgismo del retropiede” ci si riferisce al fatto che il calcagno tenda a portarsi verso l’ esterno quando il soggetto è in piedi ma questo non è un dato patologico ma descrittivo.

Con il termine “pronazione del piede”  si intende il piede che ruota verso l’ esterno.

 

Queste situazioni sono state descritte come problematiche che determinano problemi immediati o futuri al piede.

Ciò non è assolutamente vero: e la loro correzione che avvengano o meno nel corso della crescita non preserveranno da dolori o disturbi né si rifletteranno su anche, ginocchia, colonna vertebrale, etc.

 

Tutto ciò è complicato dal fatto che un grande e ampio spettro di variazioni sia nell’ anatomia che nell’ apparenza del piede sono presenti in natura in piedi che sono normali.

Numerosi ulteriori fattori probabilmente contribuiscono all’ incidenza di un piede piatto in età adulta: uno di questi è la retrazione del tendine d’Achille.

MA Harris e Beath nel loro studio su migliaia di reclute canadesi nel 1947 dimostrarono che solo lo 0,7% dei piedi piatti e tendine d’ Achille retratto produceva una diminuzione dell’ efficienza del cammino.

 

Nel bambino che inizia a camminare il piede si presenta ESTETICAMENTE PIATTO per definizione: è dovuto ad un deposito di grasso presente nell’ arco plantare che determina questo aspetto evidente esteticamente.

Lynn Staheli nel suo studio pubblicato sulla più autorevole rivista di Ortopedia del mondo (Journal Bone & Joint Surgery) nel 1987 dimostrò che il piede piatto è normale nei bambini che iniziano a camminare, comune nei bambini e adolescenti, ed entro un range di normalità negli adulti.

 

I genitori sono giustamente preoccupati spesso perché a loro volta hanno avuto un trattamento per i propri piedi durante la loro infanzia.

I nonni dei bambini hanno fatto trattare i loro figli per tale problema e spingono affinchè i loro nipoti vengano curati per la stessa problematica per cui loro hanno curato i figli.

Sono tutti convinti che il miglioramento del piede è stato ottenuto grazie al trattamento a cui sono stati sottoposti e ora vorrebbero che lo stesso avvenisse per il bambino, se possibile anche in modo più rapido e con metodi più efficaci.

 

Un piede piatto spesso è associato a condizioni morbose o a sindromi ( una per tutte la sindrome di Down o trisomia 21).

 

 

Pfeiffer sulla rivista pediatrica più importante “Pediatrics” pubblicò uno studio su un vasto numero di bambini e dimostrò che il piede piatto è presente nel 54% dei bambini di età inferiore a 3 anni, nel 36,8% dei bambini di 6 anni.

Il valgismo dl calcagno ha un valore medio nei bambini di 3 anni di 6,4° che diminuisce 4,5° a 6 anni.

 

Jorg Reimers, un ortopedico pediatrico danese ha pubblicato nel 1995 sul Journal Pediatric Orthopaedics B uno studio che dimostrava che mentre il 42% dei bambini tra i 3 e i 5 anni di età presentava un evidente piede piatto, dopo i 12 anni solo il 6% di questi bambini presentavano ancora un piede piatto.

 

Ma come si fa a distinguere un piede esteticamente piatto e quindi destinato a regredire con la crescita ?

 

Ci sono molte manovre cliniche, dei test, che sono attivi e passivi.

Il podoscopio (quel cubo di vetro con lo specchio illuminato che permette di vedere la pianta del piede) non rientra tra gli esami che risultano utili per una vera diagnosi.

Tali test servono a verificare: la riducibilità del piede e la correzione del piede che avviene spontaneamente con alcune manovre.

Bisogna esaminare il bambino in piedi, valutare se riesce a stare sulla punta dei piedi e valutare come si riduce il valgismo del calcagno e se compare l’ arcata plantare, sui talloni  (nel piede piatto vero, strutturale, tale posizione non riesce ad essere assunta), fare assumere la posizione dei piedi sul bordo esterno, valutare la tensione del tendine d’ Achille, valutare la lassità legamentosa (spesso presente fisiologicamente in età infantile) che spesso all’ origine di aspetti considerati patologici.

Va indagato se sono presenti dolori durante la marcia e se sì dopo quanto tempo compaiono e come il dolore scompare (se ciò avviene).

Esistono altri test che servono a verificare se quanto vediamo sia da attribuire realmente ad una patologia (meno dell’ 1% in natura) o di una situazione fisiologica o parafisiologica (99% dei casi).

La radiografia non è necessaria e può essere richiesta solo in selezionati casi dopo che l’esame clinico è stato effettuato.

 

Non esiste assolutamente nessuna relazione tra un basso arco plantare evidenziato sulle radiografie e sintomi clinici.

Un’arcata plantare bassa o assente dipende da una serie di fattori costituzionali come l’ età (appunto), il sesso, la razza, la conformazione costituzionale etc.

Perciò, ad una arcata plantare assente o scarsa, non corrisponde l’ indicazione ad una terapia.

 

Ed ora veniamo a parlare di un argomento scottante e spesso dibattuto: l’ utilizzo di plantari e calzature ortopediche.

 

La nascita di calzature ortopediche e solette correttive è avvenuta in Europa ed il loro utilizzo è ancora largamente diffuso. 

Genitori e nonni spesso hanno utilizzato o fatto utilizzare tali presidi ai loro figli e, pertanto, avendo riscontrato un miglioramento che hanno attribuito a tale uso, pensano che tali presidi siano utili e che possano aiutare ma nella Letteratura scientifica ortopedica negli ultimi decenni la loro efficacia fondata sulla evidenza scientifica dei risultati si è assottigliata.

 

Molti autorevoli studi scientifici sono stati condotti in tal senso e hanno “smontato” tali convinzioni:

Wenger e al nel 1989 sul Journal Bone Joint Surgery  vol 71 A, pag800-810, hanno effettuato uno studio randomizzato su una popolazione ampia di bambini dividendoli in 4 gruppi in cui 1 gruppo non veniva trattato e altri 3 gruppi venivano sottoposti a trattamenti diversi (solette, scarpe, etc).

Al termine è stato dimostrato che non vi è nessuna differenza tra i diversi gruppi e tutti i bambini avevano visto migliorare la loro arcata plantare. Non vi è stata alcuna evidenza scientifica che le scarpe o le solette potessero modificare la storia naturale del piede dei bambini.

 

Uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics da Garcia Rodriguez nel 1999 ha dimostrato che nell’ area della città di Malaga in Spagna erano stati prescritti plantari a 168 bambini su una popolazione infantile di 1.181 pari al 14,2% di bambini che erano stati trattati con un costo stimato per anno di oltre 4,5 milioni di euro e un eccesso di trattamento inutile con inevitabili ricadute sulla spesa pubblica e privata.

 

I plantari risultano non dannosi per il bambino ( a parte alcuni tipi che sono decisamente dolorosi da indossare) e, pertanto, anche se inefficaci, non provocano danni e poiché il piede piatto, abbiamo visto, migliora spontaneamente con la crescita, molte persone restano convinte che il merito sia dovuto a questo tipo di trattamento e gli interessi economico finanziari di un mercato che spinge in tal senso fanno il resto…

 

Veniamo infine ad un ultimo argomento: la chirurgia del piede piatto.

 

Molto raramente un bambino ha un piede piatto ed un valgismo del calcagno così gravi che determina dei dolori importanti e un’ intolleranza a indossare plantari.

In questi casi il dolore è significativo.

Solo in questi casi la chirurgia risulta un’ indicazione reale al trattamento.

 

La chirurgia per la correzione del piede piatto viene spesso proposta per il trattamento di piedi piatti lievi o moderati.

 

La chirurgia resta negli USA una chirurgia riservata a pochi casi rispetto al gran numero di casi che vengono operati in Europa.

 

Concludendo:

 

Anche senza che nessun trattamento venga intrapreso la maggior parte dei bambini con piede piatto va incontro ad un progressivo e spontaneo miglioramento al punto tale da non avere nessun disturbo in età adulta.

 

Alcuni casi selezionati con dolore potrebbero giovarsi dall’ utilizzo di un plantare di sostegno della volta plantare in età adulta. I piedi non sono “a memoria di forma” e nessun piede può correggersi perché trattato con un plantare.

Tale presidio può essere utilizzato per alleviare dolori che andranno definitivamente affrontati con la chirurgia.

 

La presenza di un piede piatto rigido che necessita senza alcuna possibilità della chirurgia è del 1%.

 

Scarpe correttive e plantari, sulla base della letteratura scientifica attuale non dovrebbero essere prescritti come “terapia” o acceleratori di un problema che è una tappa della vita.

 

Molti atleti di alto profilo agonistico hanno un piede piatto, molti atleti di colore hanno un piede piatto così come la maggior parte delle persone appartenenti a questa etnia eppure non hanno il minimo disturbo o limitazione dal loro piede piatto per ottenere prestazioni atletiche di alto livello. Uno per tutti di cui vi mostro l’impronta del piede indubitabilmente piatto di cui, credo nessuno, abbia mai pensato di prendersi cura chirurgicamente…è il grande O’rey nomignolo dell’ indimenticabile campione di calcio Edson Arantes do Nascimiento in arte… Pelè.

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