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IL TORCICOLLO MIOGENO CONGENITO

Il torcicollo miogeno congenito è un’ affezione piuttosto frequente che colpisce i neonati di entrambi i sessi.
Si presenta clinicamente come una difficoltà del bambino a ruotare il capo da un lato. La testa è mantenuta da una parte e vi è una difficoltà al movimento da una parte.

(FIG.1)

Le cause sono tuttora sconosciute.
Le teorie che sono state proposte per spiegare tale problema sono state diverse nel corso del tempo:

A)   teoria meccanica: dovuta alla malposizione del feto durante la gravidanza

B)   teoria ostetrica: le manovre sul capo durante il parto sarebbero responsabili del problema provocando una lesione nel contesto del muscolo sternocleidomastoideo. Anche se spesso il torcicollo si riscontra in bambini con parti complicati la situazione si riscontra anche nei bambini nati con taglio cesareo.

C)   La più recente e accreditata teoria è che, essendo una malformazione congenita, si crei una ischemia muscolare intrauterina che colpisce il muscolo sternocleidomastoideo.
Il torcicollo miogeno congenito raramente viene diagnosticato alla nascita. Di solito la situazione si rende sempre più evidente e la diagnosi viene generalmente formulata entro i primi 3 mesi di vita.
Spesso è presente nel contesto del muscolo del collo (lo sternocleidomastoideo, appunto) una tumefazione palpabile che allarma la mamma.   

(FIG.2) 

Tale tumefazione scompare in tutti i casi entro il 6° mese di vita. Tale scomparsa non significa che la malattia sia risolta né che sulla presenza di tale tumefazione vada monitorata la malattia. Pertanto una ecografia del collo sia pur confermando la malattia non serve a seguirne l’ evoluzione (come invece avviene per la displasia delle anche).
La presenza della malattia a carico del muscolo a destra determina un’ inclinazione del capo verso il lato sinistro (e viceversa). Si dice, appunto, che lo sguardo del bambino vada in direzione opposta del lato colpito.

(FIG.3)

Vi è una restrizione del movimento del capo dal lato malato.
Il risultato è che la testa del bambino rimanendo sempre girata dalla stessa parte tende ad “appiattirsi” nella regione occipitale per effetto della pressione.

(FIG.4)

Un fattore che contribuisce a questo è la dimensione del capo che nei neonati ha dimensioni in proporzione più grandi di quella dell’ adulto. La testa dei neonati ha una parte posteriore (occipite) che si proietta posteriormente al torace, motivo per cui i bambini non stanno mai sdraiati con la testa che guarda il soffitto, ma stanno girati o da un lato o dall’ altro.

(FIG.5)

Poiché il muscolo malato è più corto risulta per loro difficile girare la testa e di conseguenza si instaura l’appiattimento occipitale.
Il torcicollo miogeno congenito si associa alla displasia delle anche nel 20% dei casi.
In alcuni casi si associa anche un Metatarso varo congenito al piede.
La contrattura e l’ accorciamento del muscolo del collo determina, se la malattia non viene curata, un’ asimmetria dei tratti del volto che, per contro, anche se presente regredisce quando il problema viene risolto entro i 4 anni di età.
Fatta tale premessa passiamo al trattamento.
L’ affezione è benigna e tende a risolversi in oltre il 98% dei casi se diagnosticata e curata tempestivamente nei primi mesi di vita.
La terapia è conservativa e solo i casi diagnosticati tardivamente oltre i 3 anni di età possono richiedere un intervento chirurgico.
I neonati si avvantaggiano di una terapia fisioterapica che consiste fondamentalmente in 3 strategie che vengono attuate dai genitori in modo continuativo:

a)    se il bambino ha meno di 3 mesi di vita, quando è a digiuno e sveglio, si può sospendere in capo all’ indietro per qualche secondo, più volte al giorno, ponendo una mano dietro le spalle e lasciando che la testa dolcemente si retroponga. Tale manovra permette alla testa di agire come massa che “distende” il muscolo colpito eseguendo così uno stretching del muscolo colpito dalla retrazione. Tale manovra non è più eseguibile quando il bambino raggiunge il controllo del capo (in genere dopo i 3 mesi di vita).

(FIG.6)

b) Mettere in condizioni il bambino di eseguire una fisioterapia attiva ponendo qualsiasi cosa lo attragga o lo interessi dal lato in cui fa fatica a girare il capo in modo che lui stesso agisca attivamente sul muscolo colpito dal torcicollo. Spostare dunque dal lato colpito luci, suoni, giochi. Anche i diffusi giochi sospesi sopra la culla andranno spostati da un lato. Tenendolo in braccio durante la giornata qualora ci si avveda che lo interessi qualcosa chi lo ha in braccio dovrà girarsi in modo da rendere necessario per il bambino girare la testa per visualizzare l’ oggetto che gli interessa. Tale costante e attento comportamento porterà il bambino, di fatto, ad un continuo esercizio fisioterapico.

(FIG.7

c)    Per evitare che la testa si appiattisca e per permettere che, quando già presente, la situazione si normalizzi, bisogna sistemare dietro le spalle del bambino, nella culla uno spessore di circa 3-4 cm (un asciugamano funziona ottimamente allo scopo). In questo modo si solleva lievemente il capo e si permette al neonato di girare più facilmente la testa anche dal lato colpito dall’ affezione e si consente di evitare l’ eccessiva deformità del cranio che scomparirà di pari passo al miglioramento del torcicollo miogeno.

(FIG.8)

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